Le Siciliane Casablanca n. 63

3 – Editoriale: L’aria che tira non parla di umanità 5 – Immagini… Stefania Mazzone e Davide Casella – Gerta Human reports 7 – Le confessioni di Joe Nino Rocca 11 – Vite che non contano Carolina Kobelinsky 13 - Un passaporto, un visto, un aereo Silvia Dizzia 17 – Schiave, Vittime o Migranti? Emanuela Abbatecola 20 – Aldo Virgilio Noi e gli Altri 24 - Stefania Mazzone Migrazioni: un seminario permanente 28 – Senza il diritto di avere diritto Carlo Colloca 30 – Soccorsi in mare e Stato di diritto Fulvio Vassallo Paleologo 33 – Graziella Proto Lucano: io sono un fuorilegge 37 –Stefania Mazzone e Davide Casella – Gerta Human reports… Immagini 39 – Nadia non è sola perché Nadia è tutti noi

EDITORIALE - di Graziella Proto

 

ALLARME FEMMINISTA!

PAROLA D’ORDINE? NON SI INDIETREGGIA

 

Dentro la crisi della pandemia non siamo tutti uguali.

Per esempio si è spezzato quel delicato equilibrio che le donne erano riuscite a creare con tanta fatica e sacrifici all’interno della famiglia. Oggi buona parte delle lavoratrici svolgono il lavoro da casa. Contemporaneamente fanno studiare i figli, li accudiscono, pensano alla casa. Spesso hanno a carico anche persone anziane o che necessitano di cure e attenzione.

La fase due sarà problematica per tutti, per le lavoratrici ancora di più perché dovranno riuscire a conciliare lavoro e famiglia.

Da una recente ricerca inglese e secondo i dati diffusi dall’ISTAT emerge che molte donne saranno costrette a lasciare il lavoro sia per le difficoltà incontrate sia perché hanno contratti peggiori e meno diritti garantiti rispetto agli uomini. Insomma, la pandemia ha messo la lente di ingrandimento sulle disuguaglianze soprattutto fra uomini e donne. Oltre che all’interno della società.

Da tanti pulpiti si sta urlando alla magnificenza del lavoro a casa. L’autonomia. E ci riempiamo la bocca. Abbiamo dimenticato che l’autonomia è di matrice liberale reinterpretata dal neoliberismo? E allora di cosa stiamo parlando?

Sembrava che l’orientamento fosse cambiato invece si ritorna indietro e con l’autonomia tutto il lavoro non retribuito ricadrà sulle spalle delle donne.

Le donne svolgono una mole di lavori superiore a quella degli uomini, tuttavia la pandemia ha fatto emergere anche una serie di notevoli arroganze. Per non parlare delle violenze domestiche.

Sconfortante che in politica donne o uomini non tengano conto dei dati che emergono dalle ricerche e in tanti si pensa che quella di genere sia una questione secondaria.

In Spagna (racconta Belen Hernandez in Femministe in stato d’allarme) addirittura si è arrivati alla conclusione che il dilagare del contagio del coronavirus sia avvenuto a causa della manifestazione dell’8 marzo, quando ancora non era partito l’allarme. Alcuni mezzi di informazione di destra si sono premurati di descrivere il corteo come “raduno di streghe femministe”, e diretto responsabile dell’irrefrenabile contagio della malattia nel paese.

Certamente, la questione sanitaria è l’emergenza, merita tutta l’attenzione e tutto il governo è concentrato sull’emergenza, ma gli effetti scatenati da essa vanno tenuti sotto attenzione. Bisogna trovare soluzioni.

Il Covid-19, che uccide persone, economie, progetti, fa arretrare di decine e decine di anni le lotte femministe. La teoria femminista che include e che integra sembra indebolita, colpita dalla malattia. Tutto sembra essere in discussione, ma non possiamo indietreggiare. Bisogna stare in allarme.

 

NON POSSIAMO LASCIARE INDIETRO NESSUNO

 

Anche in questo numero facciamo parlare le immagini. Un bellissimo reportage fotografico di Davide Casella – Gerta Human Reports, ci mostra uno spaccato di povertà, emarginazioni, disperazioni, miserie varie a Catania. La città ai piedi dell’Etna dove sembra non succeda mai nulla. Una città piena di contraddizioni – non sempre negative – che fanno a cazzotti fra loro; una città in cui (ci ricordano Silvia Dizzia e Stefania Mazzone nel loro articolo Straniero residente: senza casa senza niente) l’attuale sindaco, all’indomani della sua elezione, ha iniziato la sua attività amministrativa con una delibera (numero 89 del 4 luglio 2018) contro i senzatetto nella città. Una ordinanza emessa in materia di sicurezza e decoro urbano che riguarda molte zone della città e che prevede multe per i trasgressori. Da cinquanta a trecento euro. Il barbone non ha di che mangiare e dove dormire, ma deve avere i denari per la multa.

Certo vedere tutte queste persone dormire per strada o chiedere l’elemosina nella città che fino agli anni Settanta non conosceva l’accattonaggio, fa impressione. Inquieta. Preoccupa. Turba… ma non per il decoro. E poi, il decoro di chi? Di cosa? A volte, o spesso, queste situazioni disturbano, ma bisognerebbe chiedersi perché si verificano. Quali sono le alternative che la società civile propone in alternativa a queste persone indigene o straniere, individui poveri, sfortunati, privi di qualsiasi risorsa spendibile nell’immediato, che, fra paura e diffidenza, rimangono per strada? Persone che in linea di massima cercano di non dare fastidio. Persone che per tanta gente sono invisibili.

Se la quarantena è stata pesante per coloro che la vivono in magnifici appartamenti con o senza giardino e terrazza, non riesco proprio a immaginare come l’ha vissuta e continua a viverla non solo una famiglia che vive in 60 metri quadrati ma anche chi non ha nemmeno un metro quadrato a disposizione. Né una tettoia.

Come vive la pandemia un clochard? Come affronta la sua giornata nella città quasi vuota?

Nel dopo-pandemia il welfare e il benessere sociale devono avere priorità assoluta. Per tutti, donne, uomini, bambini, anziani… diseredati, emarginati. Poveri. Vittime del caporalato.

 

Non si piò lasciare indietro nessuno.

Non si può tollerare il persistere delle varie schiavitù.